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Lettera agli italiani sulle pensioni

 

Caro amico, cara amica,

ti scrivo questa lettera perché negli ultimi tempi alcuni malintenzionati, per lo più comunisti, hanno cercato di seminare zizzania tra me e voi, amatissimi sudditi. Vanno dicendo in giro che io voglio taglieggiare le vostre pensioni.

Non c'é niente di più falso. Io voglio, al contrario, valorizzare le vostre vite, arricchirvi spiritualmente, per il benessere della nazione!

La questione centrale é che il nostro paese ha bisogno di aumentare la sua competitività, significa che chi lavora deve lavorare sempre più a lungo e guadagnare sempre di meno.  

Sono passati i tempi spensierati in cui si lavorava il tempo necessario per sopravvivere e poi si faceva all’amore, si andava un po’ in giro a chiacchierare con gli amici. Oggi bisogna lavorare ogni giorno dalla mattina alla sera, e quando si arriva a casa con il cervello fuso, ci si può abbandonare ai vasti orizzonti che bruno vespa ci proietta dal tubo catodico.

Del resto cosa fareste se non ci fosse da lavorare? Pensate che noia. Sareste costretti a svegliarvi quando vi pare, potreste leggere libri, giocare a briscola, andare al cinema, stare con gli amici, fare passeggiate, giocare…

Amati sudditi non lasciamoci fuorviare dai discorsi fumosi di certi sindacalisti che mi vogliono sempre contraddire. Il lavoro rende liberi! Perché smettere?

Il Vostro, Amatissimo Presidente (di Tutto), vi ringrazia sentitamente!!
 

 

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